La Scuola non può funzionare con il 20 per cento di posti coperti da precari – intervista del Segretario Generale SNALS-Confsal

Pubblicato da Segreteria il

Riportiamo l’intervista del Segretario Generale Snals-Confsal, Elvira Serafini, pubblicata da Orizzonte Scuola al link: https://www.orizzontescuola.it/la-scuola-non-puo-funzionare-con-il-20-per-cento-di-posti-coperti-da-precari-laffondo-del-segretario-snals-elvira-serafini-intervista/

La scuola non può funzionare con il 20 per cento di posti coperti da precari”. L’affondo di Elvira Serafini (Snals)

“Tale situazione viola le direttive europee sulla stabilizzazione del lavoro precario dal momento che la stragrande maggioranza delle supplenze sono assegnate a precari con tre anni di servizio”.

Non ci sono dubbi per il Segretario Generale Snals Elvira Serafini che, in una lunga intervista a Orizzonte Scuola, ha parlato della situazione della scuola italiana: dai precari, agli investimenti del Pnrr; dal rinnovo del Contratto agli aumenti previsti per il personale scolastico fino alla nuova figura dell’operatore scolastico.

Segretario, l’infinita piaga del precariato sembra non risolversi mai. Quale piano occorre per sradicare, definitivamente, il problema dalla scuola italiana?

Dalla nota informativa del Ministero dello scorso 20 settembre, abbiamo rilevato che sono state attribuite 135.138 supplenze, di cui 40.561 supplenze annuali e 94.577 supplenze fino al termine delle attività didattiche (queste ultime sono destinate ad un incremento di 20.000-25.000 unità per effetto dell’aumento dei posti in deroga di sostegno in corso d’anno scolastico). Ma la scuola italiana non può funzionare con il 20% di posti precari. Tale situazione viola le direttive europee sulla stabilizzazione del lavoro precario dal momento che la stragrande maggioranza delle supplenze sono assegnate a precari con tre anni di servizio.

Per quanto ci riguarda, la soluzione è una sola: stabilizzare assumendo in ruolo su tutti i posti liberi, per garantire anche la necessaria continuità in particolare sul sostegno. Senza un piano straordinario di risorse non è possibile risolvere definitivamente il problema del precariato. Per noi, occorre subito un investimento straordinario sugli organici docenti e ATA per eliminare, radicalmente, il lavoro precario e la mancanza di personale stabile.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) mette a disposizione notevoli risorse per la scuola anche per potenziarne le strutture e costituire Istituti autonomi. Qual è la vostra posizione in merito?

Gli investimenti previsti dal Pnrr per la scuola richiedono la presenza di istituzioni scolastiche che, per dimensioni e complessità, siano in grado di gestire le svariate procedure amministrative che dovranno essere attivate. E’ vero che il piano mette a disposizione notevoli risorse ma queste sono destinate a investimenti in conto capitale. Non basta potenziare le strutture quando non sono previsti finanziamenti per sostenere i servizi che le rendono realmente fruibili. Basti pensare agli investimenti destinati ai servizi educativi per l’infanzia senza un adeguato rifinanziamento dei fondi per gli enti locali. La costituzione di Istituti autonomi attraverso l’aggregazione di più plessi dislocati anche in Comuni diversi, a grandi distanze fra loro, determinerà notevoli problemi di gestione del servizio scolastico, soprattutto al Sud. La forte crisi demografica, legata alla denatalità, anziché essere un’occasione per investire sulla qualità della scuola, è stata invece il pretesto per ridurre ulteriormente il numero delle scuole, accentuando le difficoltà gestionali con gravi ripercussioni sulla qualità dell’insegnamento e sul diritto all’apprendimento degli alunni.

Chiederemo al Ministro di aprire, quanto prima, un ampio confronto con le parti sociali al fine di individuare criteri di attuazione di quanto previsto dalla Riforma 1.3 contenuta nella Missione 4 Componente 1 del PNRR che tutelino l’esigenza dei territori di disporre di un servizio di istruzione quanto più diffuso e capillare.

Dopo oltre cinque anni di mancato rinnovo, è stata sottoscritta l’ipotesi di CCNL per oltre un milione e mezzo di lavoratori e lavoratrici della Scuola, Università, Ricerca e Istituti di Alta Formazione, quali sono le novità?

Intanto mi lasci aggiungere: finalmente. Siamo arrivati a questo grazie a lotte e mobilitazioni, messe in campo da Snals Confsal in tutti questi anni. Abbiamo sempre difeso le prerogative della contrattazione contro le imprevidenti invasioni della legge nelle materie legate al rapporto di lavoro. Con il nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro vengono riportate in luce diverse materie che erano state sottratte e vengono ripartite le risorse per tutto il personale nell’ottica di una giusta ed equilibrata valorizzazione di tutte le componenti della comunità scolastica, compreso il personale precario, al quale vengono estesi importanti diritti finora riservati al personale a tempo indeterminato.

Rimane però il problema del vincolo triennale alla mobilità?

A fronte del vincolo triennale, stabilito per legge e che prevede la permanenza nella sede di assunzione, vengono recepite nel contratto le deroghe già individuate per sovrannumero, esubero, disabilità o assistenza. Vengono introdotte due nuove deroghe, per genitori con figli fino a 12 anni e caregiver, che potranno presentare domanda di trasferimento interprovinciale. Nell’ambito delle trattative per il nuovo contratto integrativo nazionale per il prossimo triennio, ci adopereremo per l’eliminazione dei vincoli.

Una delle novità introdotte dal nuovo CCNL riguarda la figura dell’operatore scolastico. Che compiti avrà e quali sono le differenze con il collaboratore scolastico?

Nel novo ordinamento ATA l’ipotesi di CCNL prevede la classificazione del personale in quattro aree: “Funzionari a elevata qualificazione” nella quale confluiscono gli attuali Dsga e i Coordinatori amministrativi o tecnici – di fatto mai istituiti -; “Assistenti”; “Operatori” e “Collaboratori”. L’operatore scolastico sarà una sorta di collaboratore scolastico con dei compiti aggiuntivi di assistenza non specialistica agli alunni con disabilità e di supporto ai servizi amministrativi e tecnici.

Le disposizioni relative all’ordinamento del personale ATA entreranno in vigore dopo tre mesi dalla firma definitiva del CCNL. A quel punto il personale in servizio confluirà nel nuovo sistema di classificazione, in modo automatico, secondo quanto indicato nell’Allegato B al CCNL. Con la mobilità verticale sarà possibile passare da un’aera ad un’altra come nel caso del passaggio dall’area dei collaboratori a quella degli operatori. Siamo in attesa dell’aggiornamento delle Graduatorie di terza fascia ATA, atteso nel 2024, dunque per i nuovi ingressi saranno necessari titoli di accesso differenti rispetto a quelli finora noti.

E per il personale già incluso in graduatoria?

Per il personale già incluso nelle varie graduatorie ATA l’ipotesi di CCNL contiene un’apposita disciplina di transizione dal vecchio al nuovo ordinamento, con le indicazioni per permanere nelle graduatorie e per transitare nelle nuove aree come quella degli operatori.

Parliamo di anticipi sul contratto 2022/2024: quali aumenti devono aspettarsi in concreto gli insegnanti italiani, i cui stipendi restano al momento tra i più bassi in Europa

Nel decreto legge 145 del 2023, all’art.3 comma 1, è previsto, in modo particolare, che nelle more della definizione del quadro del bilancio complessivo relativo ai rinnovi contrattuali per il triennio 2022-2024, per il personale con contratto di lavoro a tempo indeterminato dipendente dalle amministrazioni statali, in via eccezionale, l’indennità di vacanza contrattuale, nel mese di dicembre 2023 è incrementato, a valere sul 2024, di un importo pari a 6,7 volte il relativo valore annuale attualmente erogato, salvi eventuali successivi conguagli.

Nell’ambito dei settori pubblici della conoscenza, i settori scuola e AFAM sono amministrazioni statali e quindi il personale di ruolo avrà certamente l’anticipazione a dicembre, cosa invece non certa per il restante personale del comparto, dove ciò dipenderà da ogni singola università o ente di ricerca.

In concreto tali anticipazioni si traducono grosso modo in un importo massimo di 1300 euro lordi per un docente della secondaria di secondo grado, che si trova nell’ultima classe stipendiale, mentre circa 800 euro lordi per un docente di scuola secondaria di secondo grado, che si trova nella prima classe stipendiale. Nelle scuole secondarie di primo grado la cifra dovrebbe oscillare tra 750 e 1100 euro lordi, per la scuola dell’infanzia e della primaria la cifra invece oscillerebbe oscilla tra 700 e 1000 euro lordi. Per il personale Ata la cifra media sarebbe di 500 euro lordi per i collaboratori scolastici, 600 euro lordi medi per gli amministrativi e i tecnici e tra 700 e 1000 euro per i Dsga.

Lo Snals Confsal ha sollecitato l’avvio del confronto per la definizione del nuovo atto di indirizzo e delle trattative per il rinnovo del CCNL del Comparto Istruzione e Ricerca per il triennio 22-24. Tra l’altro abbiamo segnalato che resta ancora da stipulare il contratto per l’Area Istruzione e Ricerca, scaduto da cinque anni e che interessa migliaia di dirigenti scolastici e il personale dirigenziale delle Università e degli enti di ricerca.

In sintesi cosa chiedete?

Di destinare le ulteriori risorse disponibili per l’incremento degli stipendi di tutto il personale, docente e ATA, per l’estensione dei diritti dei precari. Chiediamo anche la valorizzazione dei Dsga, aumentandone le relative indennità, per un ulteriore e significativo incremento delle tabelle dei compensi orari per lo svolgimento delle attività aggiuntive.

Rimane, naturalmente, il grande problema di un differenziale retributivo nei confronti di altri dipendenti pubblici a livello italiano ed europeo a parità di titolo di studio. Oggi ancora più grave alla luce di una inflazione che sfiora il 16 %. È perciò urgente stanziare ulteriori fondi per il rinnovo del CCNL. Il nostro obiettivo strategico è l’allineamento degli stipendi di tutti i lavoratori della scuola alla media di quelli europei, avviando fin dal prossimo contratto collettivo nazionale la riduzione dei vistosi divari retributivi attualmente esistenti, a partire da quelli con il restante pubblico impiego.