IL PENSIONAMENTO DOPO LA RECENTE RIFORMA PENSIONISTICA


Pubblicato in data 13/03/2012, nelle categorie: Personale e Scuola, Pensione,

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IL PENSIONAMENTO NELLA SCUOLA CON LA NUOVA RIFORMA PENSIONISTICIA INTRODOTTA DALLA MANOVRA ECONOMICA DEL GOVERNO

La legge 22 dicembre 2011 n. 214, che ha convertito in legge il decreto 6 dicembre 2011 n. 201 contiene la manovra ecnomica varata dal governo Monti.
Riportiamo di seguito le nuove norme in merito alle condizioni dì accesso e ai requisiti necessari per maturare il trattamento pensionistico, riassunti nell’art. 24, indicando anche le norme che invece rimangono tuttora in vigore e non abrogate dalla legge n. 214/2011.
Riportiamo anche le circolari che spiegano ed applicano le nuove misure di carattere pensionistico e previdenziale:
IL DECRETO, LA CIRCOLARE DEL MIUR E LA CIRCOLARE DELLA FUNZIONE PUBBLICA
LA CIRCOLARE DELL’INPS

PASSAGGIO AL CONTRIBUTIVO

Dal 1° gennaio 2012 anche i lavoratori che avevano 18 anni contributivi entro il 31 dicembre 1995 e che, se fossero andati in pensione, avrebbero percepito il trattamento di quiescenza calcolato con il sistema retributivo, passano definitivamente al sistema contributivo e la pensione sarà determinata con il metodo pro-rata, cioè fino al 31 dicembre 2011, calclata con il sistema retributivo e dal 2012, per la parte di anzianità successiva, calcolata con il sistema contributivo.

LE NUOVE NORME NON SONO RETROATTIVE

I lavoratori che posseggono i requisiti previsti dalla normativa pensionistica vigente prima di gennaio 2012, non sono soggetti all’applicazione delle nuove disposizioni e possono decidere quindi di andare in pensione a partire dal prossimo anno e negli anni successivi. Sembra che con l'abolizione della cosiddetta finestra mobile dal 2012 - cioé lo slittamento di un anno per ottenere il trattamento di pensione - non comporti l'applicazione della posticipazione della stessa per il personale della scuola che è in possesso dei requisiti pensionistici entro il 31/12/2011, visto che la norma, art. 1 comma 21 della legge n. 148/2011, prevede l'attuazione della finestra mobile a partire sempre da gennaio 2012.
Quindi. in sintesi, possono accedere alla pensione con i requisiti previsti al 31 dicembre 2011, coloro che maturano entro tale data almeno quota 96 (60 + 36 o 61 + 35), un'anzianaità massima di 40 anni o raggiungono i limiti di età, 61 anni le donne e 65 gli uomini. Possono accedere al pensionamento successivo e fino al 31/12/2015, anche le lavoratrici che maturano 57 anni di età e 35 di contributi optando totalmente per il sistema di calcolo contributivo. Infine, è possibile chiedere all'Ente previdenziale erogatore della prestazione pensionistica, cioé l'INPDAP - in futuro l'INPS -, la certificazione del possesso dei requisiti pensionistici acquisiti entro il 31 dicembre 2011. Forse è bene che tale attestazione sia richiesta da coloro che intendono andare in pensione negli anni scolastici successivo all'attuale. Resta comunque il fatto che questo documento, come precisa lo stesso INPS in una nota ufficiale, non ha carattere vincolante e non è obbligatorio ai fini dell'esercizio del diritto pregresso.

LA PENSIONE DI VECCHIAIA

Sempre da gennaio 2012, per i lavoratori del settore pubblico, sia uomini che donne, il diritto alla pensione di vecchiaia decorre al compimento del 66° anno di età (compresa la finestra mobile di un anno, che di fatto quindi è abolita; mentre il graduale avvicinamento ai limiti di età, da 62 a 66 anni fino al 2018, riguarda le donne lavoratrici del settore privato). E’ confermato l’aumento dei limiti di età di 3 mesi a prtire da gennaio 2013, che potranno aumentare ancora a seguito dell’adeguamento alle speranze di vita, fino a raggiungere comunque il tetto massimo di 67 anni nel 2021.
Il minimo contributivo per ottenere la pensione di vecchiaia è di 20 anni. Sono sufficenti invece anche 5 anni se la pensione è liquidata al raggiungimento del massimo della flessibilità di permanenza al lavoro, cioé all'età di 70 anni.

LA PENSIONE ANTICIPATA

Sono di fatto aboiite le pensioni di anzianità e le quote, derivanti dalla somma di età e di anzianità contributiva. Per cessare dal servizio a prescindere dall’età, occorre maturare un'anzianità contributiva di 41 anni per le donne e di 42 per gli uomini.
Chi matura il diritto alla pensione anticipata, però, subisce una penalizzazione del 1% sulle quote liquidate entro il 31 dicembre 2011, per i primi due anni di età inferiore a 62 anni e del 2% per quelli successivi . Tali penalizzazioni, però, non sono applicate fino al 2017 al personale scolastico la cui anzianità contributiva e determinata esclusivamente dai periodi di effettivo servizio, dai periodi di astensione obbligatoria per maternità, per infortunio, per malattia e dall'assolvimento del sevizio di leva
Anche l’anzianità massima per il diritto al trattamento di pensione, viene maggiorata in base alle speranze di vita determinate dal M.E.F. triennalmente fino al 2018 e biennalmente dal 2019. Per ora è previsto nel 2012 l’aumento di 1 mese, nel 2013 di 5 (2 per l'anzinaità e 3 per l'età pensionabile) e nel 2014 di 6 (3 per l'anzinaità e 3 per l'età pensionabile). Di conseguenza, nel 2012 serviranno per le donne 41 anni e 1 mese, per gli uomini, 42 anni e 1 mese, dal 2013 per le donne, 41 anni e 5 mesi, per gli uomini, 42 anni e 5 mesi, dal 2014, 41 e 6 e 42 e 6 Non è stata abrogata la norma stabilita dall'art. 1, comma 9, della legge n. 243/2004, che prevede la possibilità per le donne lavoratrici che compiono almeno 57 anni di età ed hanno almeno 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2015, di accedere al pensionamento optando per la liquidazione della pensione esclusivamente mediante il sistema di calcolo contributivo.. Tuttavia, alle lavoratrici che maturano i requisiti predetti a partire dal gennaio 2012, si applica la c.d. finestra mobile, per cui la decorrenza effettiva del trattamento di pensione sarà a partire dall'inizio dell'ano scolastico successivo (ad esempio se si matura 35 anni di contributi nel 2012 e si ha 58 anni di età, la pensione decorrerà dal 1° settembre 2013). Il decreto legge prevede, infine, la possibilità di accedere alla pensione anticipata anche ai lavoratori che hanno accrediti contributivi successivi al 1° gennaio 1996 e compiono 63 anni di età e possono vantare almeno 20 anni di contributi.
L'anticipazione del pensionamento a 64 anni di età, per coloro che compiono 60 anni e hanno almeno 35 anni di contributi nel 2012, riguarda esclusivamente il settore privato.


LE TABELLE RIASSUNTIVE DELLA NUOVA RIFORMA PENSIONISTICA


LA PENSIONE CONTRIBUTIVA

Se al momento del pensionamento per limiti di età, si possiede un'anzianità solo contributiva, cioé con periodi contributivi successivi al 1° gennaio 1996, allora sono sufficienti anche 5 anni di contribuzione per ottenere una pensione, ma dopo la recente riforma, occorre avere compiuto almeno 70 anni . In base alla recente riforma pensionistica, inoltre, è sufficiente aver compiuto 63 anni ed avere 20 anni di contributi successivi al 1° gennaio 1996, per ottenere la pensione anticipata contributiva.
Rimane valida la norma stabilita dall'art. 1 comma 9 della legge n. 243-2004 che prevede la possibilità per le donne lavoratrici di accedere al pensionamento con almeno 57 anni di età e 35 di contributi entro il 31/12/2015 optando esclusivamente per il sistema di calcolo contributivo (con riduzione minimo del 30 - 40% della pensione effettivamente spettante).

LA PENSIONE PER DISPENSA DAL SERVIZIO


Se il personale docente è riconosciuto inidoneo all'insegnamento in modo permanente e assoluto, non può più chiedere la dispensa dal servizio per motivi di salute, come era possibile in precedenza, ai sensi dell’art. 512 del decreto legislativo n. 297/1994. Infatti, con l’intervento della nuova normativa, a partire dal decreto legge 06/07/2011 n. 98, art. 19 commi 12 – 15, convertito dalla legge 15/07/2011 n. 111 e dal D.P.R. 27/07/2011 n. 171, non è più sufficiente essere dichiarati inidonei permanentemente alle mansioni di insegnante, ma occorre esserlo anche alle altre mansioni o compiti nei quali può essere utilizzato un docente collocato fuori ruolo (presso le segreterie delle scuole, presso le biblioteche, in attività attinenti all’handicap, a progetti ecc.); in altre parole, deve essere giudicato dalla commissione medica preposta, inabile a qualunque proficuo lavoro, per ottenere la dispensa dal servizio per motivi di salute, con conseguente cessazione dal servizio e diritto al trattamento di pensione e all'indennità di preavviso (con liquidazione di 4 mensilità).La procedura stabilita dalla legge n. 111/2011, che, dopo il riconoscimento di inidoneità permanente, prevedeva per il docente la possibilità facoltativa di chiedere il passaggio nei ruoli ATA o di attendere la mobilità intercompartimentale presso le amministrazioni pubbliche, è stata letteralmente stravolta dalla normativa introdotta dalla cosiddetta spending review, divenuta legge 07/08/2012 n. 135, che all’art. 14, commi 13 e 14, stabilisce il passaggio forzato dei docenti inidonei all’insegnamento, ma idonei ad altri compiti, nei ruoli del personale ATA, cioè in qualità di assistente amministrativo o tecnico. La legge prevede però, per l’attuazione della nuova procedura, l’emanazione di un apposito decreto interministeriale, che a tutt’oggi non è stato pubblicato, ma per quello che si conosce, dovrebbe disporre il transito dei docenti inidonei nei ruoli ATA sui posti vacanti e disponibili, con ciò togliendo lavoro ai precari ATA sia per le supplenze annuali che per quelle brevi. Per tale copertura di posti, però, si sa già che non potranno essere impiegati tutti i docenti inidonei elencati finora, perché sono in numero nettamente superiore, con la condizione, tra l’altro, che di regola non si possa assegnare più di un docente inidoneo per istituzione scolastica. Il personale docente collocato fuori ruolo è utilizzato negli Uffici  centrali e periferici del MIUR, potrà a domanda rimanere a lavorare in detti Uffici, stante appunto tale non copertura dei posti vacanti e disponibili. Non è escluso, inoltre, sia di chiedere di essere sottoposti nuovamente a visita medico-legale per accertare l’eventuale idoneità all’insegnamento per sopraggiunte migliori condizioni di salute, né richiedere sempre la visita medico-collegiale per verificare  invece la propria inidoneità permanente e assoluta a svolgere le nuove mansioni amministrative e quindi di fatto a qualunque proficuo lavoro. Attendiamo con prudenza, però, l’uscita del predetto decreto interministeriale o, se vogliamo essere ottimisti, le modifiche o proroghe dell’attuazione del transito obbligato dei docenti inidonei, in sede di discussione in parlamento della legge di stabilità o legge finanziaria che si voglia chiamare. Analoga possibilità di dispensa per motivi di salute, sembra possibile anche al personale ATA, almeno ne risultano casi nella nostra provincia, sempre con un giudizio della commissione medica di verifica del MEF di inabilità sia alle proprie mansioni che a qualunque proficuo lavoro. Nel caso, invece, la stessa commissione esprimesse un giudizio di inabilità permanente e assoluta a qualsiasi attività lavorativa, allora scatterebbe la procedura dell’inabilita, con trattamento di pensione previsto dall’art. 2, comma 12, della legge 08/08/1995 n. 335.


LA PENSIONE PER INABILITA'

L'art. 2 comma 12 della legge n. 335/1995 prevede anche per i dipendenti pubblici la possibilità del riconoscimento dell'inabilità totale. In tal caso il personale scolastico deve essere dichiarato dalla Commissione medica di Verifica del M.E.F. inidoneo totalemente oltre che alle proprie mansioni anche a qualsiasi attività lavorativa. Il trattamento di pensione di inabilità è in linea di massima più favorevole di quello per dispensa o per anzianità; in genere è più vantaggioso per il personale più giovane, cioé che non ha raggiunto i 60 anni di età, se non ha 18 anni di servizio entro il 31/12/1995, o i 65 anni di età, se ha maturato 18 anni di servizio entro il 31/12/1995. Con l'introduzione, però, del sistema di calcolo contributivo per tutti dal 1° gennaio 2012, chi andrà in pensione per inabilità a partire da tale data, avrà la maggiorazione dell'anzianità contributiva fino all'età massima di 60 anni.

LA CAUSA DI SERVIZIO

L'art. 6 della manovra economica, legge n. 214 del 22/12/2011, ha abolito l'accertamento della dipendenza da causa di servizio di infortuni e malattie professionali, nonché i diritti derivanti dalla normativa in vigore fino al 31 dicembre 2011, cioé la pensione privilegiata e l'equo indennizzo, in base alla gravità della dipendenza riscontrata dalla preposta commisione medica. Sono fatti salvi i procedimenti di riconoscimento della causa di servizio in corso prima del 1° gennaio 2012, data di entrata in vigore della legge n. 214/2011. Sono riconosciute deroghe invece nei confronti del personale delle forze armate, del settore sicurezza e dei vigili del fuoco.

LE PIU' RECENTI NOVITA’ IN MATERIA PENSIONISTICA

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1 - Abolizione della costituzione della posizione assicurativa presso l'INPS (legge n. 322/1958) e la totalizzazione.

I dipendenti pubblici dopo il 31 luglio 2011, decorrenza dell'entrata in vigore della legge, non possono più chiedere il trasferimento dei contributi INPDAP presso l’INPS, per la liquidazione di un'unica pensione, senza dover fare alcuna ricongiunzione e con il vantaggio, per le donne lavoratrici, di poter andare in pensione prima (almeno fino al 2018, quando raggiungeranno i limiti massimi di età di 66 anni).
Di conseguenza, coloro che hanno molti contributi presso l'INPS e/o presso altri Enti previdenziali o di professionisti e non vogliono fare la ricongiunzione perché troppo onerosa, sono costretti a chiedere, al raggiungimento dei liniti di età vigenti, la totalizzazione dei trattamenti pensionistici dei vari Enti previdenziali, che l'INPS provvederà a tramutare in un unico trattamento di pensione totalizzata. Nel caso del personale della scuola che non abbia diritto alla pensione di vecchiaia perché ha meno di 20 anni di contributi, versati dopo il gennaio 1996, devono chiedere anch'essi la totalizzazione all’INPDAP. La condizione per ottenere dai vari Enti previdenziali le rispettive quote di pensione è quella di possedere almeno 6 anni di contribuzione. La legge di riferimento per la totalizzazione è decreto legislativo 2 febbraio 2006 n.42.

2 - La pensione INPDAP differita.

Anche per i dipendenti pubblici già cessati dall'impiego, come è sempre avvenuto per quelli privati, sarà possibile d'ora in poi chiedere la pensione differita. Le condizioni sono: il possesso dei requisiti di età o di anzianità previsti dalla riforma pensionistica vigente al momento della richiesta della pensione ; oppure, al raggingimento dei limiti di età vigenti, il possesso di almeno 20 anni di contributi (pensione di vecchiaia). Infine, con il possesso di almeno 5 anni di contribuzione - di cui almeno tre accreditati nei 5 anni precedenti la richiesta di pensione - se i versamenti sono stati effettuati successivamente al gennaio 1996 (pensione contributiva). In ogni caso, è possibile effettuare versamwenti volontari all'INPDAP, per raggiungere il mumero di anni contributivi sufficienti per ottenere la pensione differita.

3 - Onerosità della ricongiunzione dei contributi INPDAP presso l'INPS.

In alternativa alla totalizzazione di cui si è parlato nel punto 1, i dipendenti pubblici possono richiedere la ricongiunzione presso l'INPS dei contributi versati all'INPDAP, ai sensi dell'art. 1 della legge 07/02/1979 m. 29, ma con la differenza, rispetto alla situazione precedente la legge n. 122/2010, che tale ricongiunzione diventa onerosa (sembra anche molto onerosa!), senza tra l'altro poter detrarre dal costo della ricongiunzione il montante dei contributi versati. Di conseguenza, salvo casi molto particolari, diventa assolutamente sconsigliabile optare per questa scelta.



PER CONOSCERE IM MODO APPROFONDITO LA PROPRIA SITUAZIONE PENSIONISTICA, PREVIDENZIALE E DI CARRIERA E PER AVERE UN CALCOLO PRECISO DELLA PENSIONE E DELLA LIQUIDAZIONE DELLA BUONUSCITA, RIVOLGERSI AL CONSULENTE DELLA SEDE PROVINCIALE DELLO SNALS Dott. Vittorio Romagnoli (Tel. ufficio 071/2295501, cellulare 3284812935, e-mail vittorio.romagnoli@istruzione.it)