Intervista a Elvira Serafini, segretario generale SNALS


Pubblicato in data 22/08/2019, nelle categorie: Graduatorie e supplenze, Personale e Scuola, Formazione e concorsi,

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“Siamo preoccupati. Questa crisi inaspettata ci ha destabilizzati e rischia di destabilizzare la scuola”. Elvira Serafini esprime la preoccupazione dello Snals, di cui è segretaria nazionale, per la situazione politica di queste ore.

Elvira Serafini, il momento si è fatto delicato

Il momento è delicato, direi anche critico. Speriamo che comunque il decreto legge sulla scuola possa andare avanti con la sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale. Speravamo che alla Camera ci potessero essere dei miglioramenti perché l’ultima versione noi non l’abbiamo vista. Ciò che è stato votato non l’abbiamo visto. Non ci saranno state modifiche da parte del Consiglio dei ministri ma attendiamo di conoscerlo”.

Intanto mancano dieci giorni al nuovo anno.

Siamo fortemente preoccupati, abbiamo portato serie proposte ai tavoli tecnici, ora siamo in una situazione di stallo. Siamo alla vigilia dell’avvio dell’anno scolastico e ci ritroviamo con centocinquantamila cattedre vuote, libere. C’è stato uno svuotamento del personale docente e del personale Ata nelle nostre scuole. Di conseguenza siamo alle soglie del 1 settembre ed è naturale che siamo preoccupati. La preoccupazione è a trecentosessanta gradi. Siamo preoccupati non solo per i docenti ma anche per gli Ata. Ancora una volta ad affrontare le esigenze contabili di competenza dei Dsga ci devono pensare i facenti funzione. Avremmo voluto una corsia preferenziale per dare a queste persone la possibilità di diventare effettivi nel ruolo di Dsga per risolvere il problema che è drammatico. Una scuola può funzionare quando tutti i segmenti funzionano. Sono tasselli importantissimi. Non vanno sottovalutati i collaboratori, i tecnici, gli assistenti amministrativi, gli educatori, ognuno ha una funzione importante per funzionamento della scuola. Siamo preoccupati per gli stessi Dsga, il concorso non è bastato portato a termine, e per i dirigenti scolastici. La situazione è davvero critica”.

Se non altro si sta procedendo con le immissioni in ruolo, approvate dal governo.

Queste immissioni non riescono a tamponare il problema perché non riescono a soddisfare il fabbisogno reale. Il loro numero non è adeguato al momento. Le immissioni in ruolo non riescono a soddisfare il vuoto lasciato dalle cattedre libere e disponibili che si sono create nell’arco di questo periodo, non coprono il fabbisogno. Abbiamo chiesto più volte l’adeguamento dell’organico di fatto all’organico di diritto. Ma a tutt’oggi l’obiettivo non è andato in porto”.

Paradossalmente in alcune regioni, come il Molise, non si riesce a trovare insegnanti di matematica, informatica e di altre materie scientifiche da immettere in ruolo e le immissioni andranno a vuoto.

Questo è un grave problema. Un problema causato dalla eccessiva rigidità del sistema di reclutamento che non consente ai docenti di scegliere sedi di altre regioni rispetto a quella prevista dalla legge. Avevamo chiesto la stessa cosa, e cioè di poter scegliere a domanda unaltra regione, anche per il concorso straordinario per la primaria e per coloro che lo avevamo superato nel 2016 e del 2018. Ci vorrebbe un sistema meno imbrigliato su canoni tradizionali e più fluido, che consenta una gestione appunto più fluidità del problema. Basterebbe talmente poco. Si potrebbe così anche fornire una buona opportunità a tutti quei docenti che si ritengono per così dire ingabbiati di spostarsi. In questo modo si soddisferebbero, da un lato, le esigenze personali e si migliorerebbe il servizio e, dall’altro, si libererebbero numerose cattedre. Ad essere ingabbiato è l’intero sistema. Basterebbe creare dei decreti legge capaci di rendere più semplice e fluido il reclutamento”.

I vuoti di organico saranno stati aggravati dai pensionamenti. Sono numeri importanti i numeri di quota cento, a conti fatti?

Sì, li avevamo previsti. Avevamo chiesto proprio per questo un tavolo di concertazione. Ci sono inoltre ritardi perché l’esame delle pratiche è stato affidato alle segreterie delle scuole segreterie, spesso non formate su questa nuova incombenza”

Questo cosa comporterà nella pratica?

A settembre avremo numerose supplenze e dovremo ripartire con un numero elevato di precari e anche con personale chiamato con le MAD (le messe a disposizione da parte di personale privo di titoli, ndr.) Dunque il precariato non lo abbiamo superato, lo abbiamo semmai aggravato. Poi quando vogliamo immettere in ruolo tutte queste persone il processo diventa lungo e s’infittiscono le problematiche opposte dalle fazioni politiche che non accettano la semplificazione. Il precario, insomma, fino a quando fa funzionare la scuola va bene, poi però problemi sorgono quando invece noi sindacati vogliamo trovare soluzioni per facilitare il loro inserimento a tempo indeterminato. La storia va avanti da troppo tempo ed è un problema che dovremo affrontare con il nuovo ministro, se ci sarà un cambio”.

Ha idea di chi possa essere il nuovo ministro dell’istruzione?

Non ipotizzo nulla. Desidererei una continuità seria e l’attuazione dei punti della nostra intesa del 24 aprile. Abbiamo un contratto scaduto, c’è una esigenza reale di lavorare finalmente su un atto di indirizzo. Abbiamo avuto finora solo un tavolo tecnico, dopo di che ci siamo fermati. La Ragioneria dello Stato ci ha appena detto che gli stipendi della scuola italiana sono i più bassi. Proposte su un nuovo contratto non ne ha fatte, ma noi faremo la nostra parte. Altri punti dell’intesa sono i Pas, un esame attento delle esigenze del personale Ata, un concorso agevolato per i facenti funzione Dsga, permettere ai dottori di ricerca di poter sostenere l’abilitazione per una classe di concorso, punto controverso, questo, ma poi si è capito che molti di questi dottori hanno anche formato i docenti”.

Torniamo ai dirigenti scolastici. Dopo un concorso sofferto, appena concluso, molti neodirigenti stanno rinunciando alla nomina, perché chiamati fuori dalla regione di residenza. È vero?

Si, è vero. Molti preferiscono restare docenti in sede, piuttosto che andare a fare i dirigenti fuori”.

Secondo lei è stato un errore fare un concorso su base nazionale e non regionale?

È stato un errore. Ci troviamo di fronte a un numero elevato di dirigenze scoperte, computate nell’anno scolastico 2016-2017, ma oggi il numero è triplicato, e ora ci ritroviamo pure con dirigenti che stanno rinunciando alla sede. C’è una gravissima criticità. Aumenteranno le reggenze e un conto è essere dirigenti, un altro conto è avere una reggenza e magari più reggenze. Glielo dico sul serio: questo è un momento di grande criticità per la scuola. E la scuola è un asse portante dello Stato. È il midollo dello Stato, qui si forma il cittadino. Si educano i giovani al pensiero critico, alla democrazia. Quando viene meno la scuola diventa un problema per il Paese. Ci auguriamo che comunque vada si possa lavorare con serietà e arrivare alla stabilizzazione di tutto il sistema scuola. Un sistema che sia funzionale alle esigenze del cittadino”.

Intanto si pensa alla regionalizzazione e all’educazione civica.

Ci sono altri problemi per il governo in questo momento. Per noi la regionalizzazione dell’istruzione sarebbe gravissima. Siamo convinti per una scuola nazionale”.

E l’educazione civica? È stata “introdotta” per legge ma si è appena scoperto che la legge sarà pubblicata in tempo non utile perché la novità entri in vigore nell’anno scolastico che sta per iniziare.

Si è sempre fatta, l’educazione civica. Ci auguriamo che venga dato un pacchetto su come e chi deve fare cosa. Finora tutti i docenti hanno fornito un contributo sulla materia, però sarebbe auspicabile che nei programmi futuri ci fosse un pacchetto orario ben preciso definendo chi dove e quando. L’approvazione della legge per introdurre nuovamente l’insegnamento scolastico di educazione civica era stato accolto dal sindacato Snals come una risposta altamente positiva di fronte a un panorama generale sempre più carente di etica sociale, venutosi a creare negli ultimi anni. La mancata pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, nei termini utili per consentirne l’introduzione sin dal prossimo, ne comporta lo slittamento all’anno scolastico 2020/21, a meno di funamboliche operazioni per porvi rimedio. Lo Snals resta fortemente amareggiato di fronte a tale scelta – o dimenticanza – che penalizza il percorso formativo dei futuri cittadini. Rimane la consolazione che, nelle more dell’introduzione della legge, secondo me essa possa essere oggetto di migliorie in alcuni punti in essa presenti come, ad esempio, assenza di un monte ore aggiuntivo con individuazione di uno specifico docente”.